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Ex voto è una locuzione latina derivata dall’ellissi di ex voto suscepto, “secondo la promessa fatta”, e indica una formula apposta su oggetti offerti nei santuari per ringraziare il destinatario del dono (Dio, la Madonna, un santo) di aver esaudito una preghiera. L’estensione del significato ha portato a designare con la stessa locuzione l’oggetto stesso dell’offerta, applicandola anche alle offerte votive del mondo antico. Un gran numero di ex voto è connesso alla sfera della salute e quindi all’ambito corporeo; fra le varie tipologie di oggetti votivi prevalgono gli ex voto anatomici, che rappresentano nella grande maggioranza l’organo malato, gli oggetti-segno della malattia, per es., strumenti medici, attrezzi ortopedici ecc., e le tavolette dipinte, in cui è raffigurato l’evento a cui si riferisce la grazia ricevuta.

Gli ex voto mostrano in genere un mondo caratterizzato dalla sofferenza e dal dolore. Nel caso degli ex voto “medici” – quelli offerti in occasione di una malattia – bisogna mettere in evidenza il fatto che per il “vovente” non è importante tanto mostrare la malattia, quanto la sofferenza da essa provocata, così come viene avvertita soggettivamente dal paziente. Per il mondo antico, si possono citare, tra i tanti, i casi delle statuette presenti in due consistenti depositi sardi di ambito punico, quelli di Neapolis e di Bitia, nelle quali le braccia sono poste in modo che le mani siano sulla testa, o su una spalla, o sul petto, o sui genitali ecc.: viene così indicata non la malattia, ma la sua sede, e questa caratteristica è significativa, poiché pare riferirsi non a una concettualizzazione della malattia in sé, bensì al disagio che il vovente ha voluto esprimere. Una tale concettualizzazione del disagio è presente ancora oggi in tante figurine in lamina argentea, che rappresentano figure maschili o femminili con una mano appoggiata sul corpo. Questa visione ‘sintomatica’ della malattia è talmente presente anche nelle tavolette dipinte che L.M. Lombardi Satriani (1983) ha scritto, a proposito dei quadri offerti presso il Santuario della Madonna della Milicia, che “si potrebbe parlare, per questi ex voto, di un vero e proprio trionfo del sangue […]: un flusso ininterrotto di sangue ha attraversato la via dei supplici lasciando tracce di sé in queste raffigurazioni votive che costituiscono, in questa prospettiva, come una gigantesca teatralizzazione della sofferenza e del pericolo e come esaltazione del riscatto da essi” (p. 90).
La malattia non è l’unico evento che può spingere a offrire un ex voto; sono innumerevoli le occasioni della vita quotidiana (per es., un incidente sul lavoro o durante un viaggio, oppure un’epidemia del bestiame ecc.) che si possono verificare richiedendo di essere riportate dal “territorio dell’incontrollabile” al “territorio della certezza”. Il pericolo non è, poi, di ordine esclusivamente fisico: a rischio è, a volte, addirittura la salvezza dell’anima, come nel caso di una latta dipinta, offerta sempre nel Santuario della Madonna della Milicia, nella quale è rappresentato un ammalato strangolato dal diavolo; molto eloquente la scritta posta in basso: “Giuseppe Pedone nel 1893 cadde ammalato e il demonio lo voleva soffocare e M.S.S. Lauretana lo liberò”. L’ex voto è in genere offerto per una circostanza specifica. Così, per es., non sono rare le tavolette dipinte dedicate da soldati per ringraziare non tanto di esser usciti indenni dalla guerra, quanto per essersi salvati in un episodio particolare; in tempi più recenti, i dipinti dedicati da ex internati in campi di concentramento tedeschi ringraziano, in linea di massima, non per esser riusciti a sopravvivere nonostante le dure condizioni di vita, ma per essersi salvati durante un singolo evento, come per es. un bombardamento da parte degli Alleati. Caratteristica degli ex voto, inoltre, è che di norma hanno carattere personale. Un’eccezione è costituita da quelli cosiddetti marittimi, offerti dai marinai scampati a un naufragio: in questi casi a rendere grazie è l’intera ‘comunità’ dell’equipaggio.